CINEMA

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Il Ritorno di Antigone: Giorgio Viali e il Remake di "I Cannibali"

Il mondo del cinema è in fermento per l'atteso remake di "I Cannibali", un'opera iconica del 1970 diretta da Liliana Cavani. Sotto la sapiente guida del regista e sceneggiatore Giorgio Viali, la produzione avrà l'onore di rielaborare una storia che continua a risuonare con potenza nei nostri tempi. La casa di produzione Minuscola Pro si è già distinta per il suo impegno nella realizzazione di opere che sfidano le convenzioni e pongono interrogativi profondi sulla condizione umana. Con Viali al timone, il remake di "I Cannibali" promette di essere un'esperienza cinematografica che non lascerà indifferenti.

Per chi non conoscesse il film originale, "I Cannibali" è una libera reinterpretazione dell'“Antigone” di Sofocle, ambientata in un futuro distopico in cui la repressione e l'indifferenza sociale regnano sovrane. La pellicola, presentata nella Quinzaine des Réalisateurs al 23° Festival di Cannes, affronta temi di grande attualità, come l'autoritarismo e la lotta per i diritti umani, attraverso la figura di Antigone, che cerca di seppellire il fratello ucciso in una sommossa. La sua determinazione, in un contesto di totale indifferenza, invita lo spettatore a riflettere sulla responsabilità individuale di fronte all'ingiustizia.

Una delle novità più entusiasmanti del remake è la scelta di Celeste Malfatta nel ruolo di Antigone. L'attrice, nota per la sua presenza magnetica e la capacità di incarnare ruoli complessi, si propone di dare nuova vita a questa figura tragica, rendendola contemporanea e accessibile a un pubblico moderno. Malfatta porterà sul grande schermo l'umanità e la determinazione di Antigone, rendendo palpabile il suo conflitto interiore e la sua ribellione contro un sistema oppressivo.

Giorgio Viali, regista e sceneggiatore di talento, ha già dimostrato di avere un occhio acuto per la narrazione visiva e per l'esplorazione di temi sociali. Con questo progetto, Viali sembra voler non solo rendere omaggio all'opera di Cavani, ma anche adattarla ai problemi del nostro tempo, dove l'indifferenza verso la sofferenza altrui continua a essere un tema scottante. La rielaborazione della celebre citazione del film originale, "Io ci vedo, ma pur vedendo non vedo in che abisso sono caduto", offre uno spunto di riflessione che parla direttamente alle nostre vite, invitando ognuno di noi a interrogarsi sulla propria consapevolezza e sul proprio ruolo nella società.

In un'epoca in cui le immagini di violenza e repressione sono purtroppo all'ordine del giorno, il remake di "I Cannibali" si propone di riaccendere il dibattito su temi cruciali come la libertà, la giustizia e la responsabilità civile. Con un cast di attori di talento e una produzione di alta qualità, il film di Viali e Minuscola Pro si preannuncia come una delle opere più significative dell'anno.

Siamo ansiosi di scoprire come Viali e Malfatta interpreteranno questa storia senza tempo e quali nuovi elementi porteranno a una narrazione già così potente. Con "I Cannibali", il cinema non si limita a intrattenere, ma diventa un potente strumento di cambiamento sociale. La storia di Antigone, già simbolo di ribellione e giustizia, trova nuova linfa vitale in un contesto contemporaneo, e ci invita a non rimanere indifferenti di fronte all'ingiustizia. Non ci resta che attendere con trepidazione l'uscita di questo attesissimo remake, certi che sarà un'opera da non perdere.

PRIMA BOZZA

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BOZZA

ATTRICE E REGISTA

TESTO IBRIDO: GIORGIO VIALI


Scena 1: Introduzione all'Abisso

Location: Un teatro abbandonato, con luci soffuse che filtrano attraverso le finestre rotte. L'eco dei passi di Celeste risuona nel vuoto.

NARRATORE (V.O.)
L'arte della recitazione non è solo un'esibizione. È un viaggio. Un viaggio nell'abisso dell'animo umano. Qui, dove la realtà si mescola con la finzione, Celeste Malfatta si prepara a scoprire le profondità di Fabio Innocenzi, il suo regista.

Celeste, un'attrice sulla trentina, entra nel teatro e si ferma al centro del palcoscenico. Il suo sguardo è penetrante, ma trasmette vulnerabilità.


Scena 2: Il Primo Incontro

Location: Sala di prova, luci calde, un tavolo con script e note. Fabio, un uomo di mezza età con un volto segnato, osserva Celeste con curiosità.

FABIO
(guardando le note)
Sei pronta a perderti, Celeste?

CELESTE
(prendendo fiato)
Pronta a perdermi in te, Fabio. Ma non voglio essere solo un corpo da osservare.

Fabio si avvicina, i loro sguardi si incrociano.

FABIO
Hai ragione. L'arte è uno specchio. E io ho bisogno di te per vedere ciò che non posso affrontare.


Scena 3: L'Abisso della Mente Umana

Location: backstage del teatro. Celeste osserva Fabio mentre scrive freneticamente. La tensione cresce.

CELESTE
(alzando la voce)
Fabio, non posso recitare un personaggio che non comprendo profondamente. Devi farmi vedere il tuo abisso.

Fabio la guarda, il suo sguardo si fa intenso.

FABIO
Ogni parola che scrivo è un pezzo di me. E ogni pezzo è un peccato da espiare. Vuoi davvero sapere cosa si nasconde dentro di me?


Scena 4: Il Dialogo Profondo

Location: un caffè affollato. Celeste e Fabio siedono a un tavolo, circondati da rumori e voci.

CELESTE
(guardando il suo caffè)
Non ho paura di affrontare il tuo lato oscuro. Ma tu hai paura di mostrarmelo.

FABIO
(sorridendo amaramente)
Ho paura che tu possa vedere quanto sia vulnerabile. È più facile nascondersi dietro le mie storie.

Celeste lo fissa, la curiosità e la determinazione brillano nei suoi occhi.


Scena 5: La Lotta per la Comprensione

Location: un appartamento di Fabio, pieno di schizzi e bozzetti. La stanza è immersa nel caos creativo.

CELESTE
(passeggiando nervosamente)
Se non mi mostri le tue ossessioni, non potrò offrirti nulla di autentico. Non posso riflettere un’ombra che non vedo.

Fabio si ferma, il suo viso si fa serio.

FABIO
(con voce tremante)
E se l'ombra fosse troppo scura? Cosa se non riuscissi a risalire dall'abisso?


Scena 6: L'Atto di Guardare

Location: un set cinematografico. Celeste è in mezzo a una scena, ma il suo sguardo è concentrato su Fabio.

CELESTE
(con passione)
Guarda! Non sono solo un volto. Io sono la tua verità. La tua vulnerabilità che si riflette in me.

Fabio la osserva, il suo sguardo si fa più profondo e consapevole.

FABIO
(sempre più intenso)
E tu sei il mio specchio, Celeste. La tua recitazione rivela ciò che ho sempre temuto di vedere.


Scena 7: La Rivelazione Finale

Location: un palco illuminato. Celeste e Fabio sono sul set, pronti a girare l’ultima scena.

CELESTE
(con determinazione)
Oggi non recitiamo. Oggi ci confrontiamo con le nostre verità.

Fabio annuisce, l’ansia si trasforma in accettazione.

FABIO
Allora, preparati. L’arte non è solo una rappresentazione. È un viaggio nell'abisso, e oggi lo attraverseremo insieme.

La telecamera si allontana, catturando l’intensità del loro sguardo mentre la scena si dissolve nel buio.


Conclusione:

Location: le luci del teatro si spengono lentamente.

NARRATORE (V.O.)
L'arte, in questo viaggio condiviso, diventa un atto di sopravvivenza. Una lotta contro l'ignoto, una ricerca di autenticità in un mondo che cela più di quanto riveli.

La scena finale mostra Celeste e Fabio, spalle contro spalle, pronti a esplorare l'ignoto.

FINE.

DIALOGO

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DIALOGO

TESTO IBRIDO: GIORGIO VIALI

Personaggi:

  • Celeste Malfatta: Attrice, profonda e sensibile, con una forte intelligenza emotiva.
  • Fabio Innocenzi: Regista, visionario e inquieto, alla ricerca di verità nascoste.

Scena: Un palco spoglio, illuminato da una luce soffusa. Celeste è seduta su una sedia, con un copione in mano. Fabio si aggira per il palco, riflettendo ad alta voce.


Fabio: (camminando avanti e indietro) Sai, Celeste, spesso mi chiedo cosa significhi veramente essere un regista. Non è solo dirigere, è come... tuffarsi in un abisso, un abisso che è la mia mente, il mio mondo.

Celeste: (alzando lo sguardo dal copione) E per me, Fabio, è come essere la tua esploratrice. Non è semplice. La tua visione, le tue paure, le tue ossessioni... io le devo affrontare, e non sempre è facile.

Fabio: (fermando il passo) È vero. Spesso penso che tu sia il mio specchio. Ma, a volte, hai paura di ciò che vedi riflesso, non è così? L’attrice deve affrontare il caos della mia mente, le mie vulnerabilità.

Celeste: (sospirando) Sì, e in questo processo, mi sento come se stessi portando il peso del mondo. È come se dovessi scavare in profondità, affrontare l'osceno, il sacrilego, e poi risalire con una nuova consapevolezza. È una lotta continua.

Fabio: (con intensità) Ma è proprio in questa lotta che si trova la bellezza. Tu guardi dentro di me, leggi ciò che io stesso faticherei a esprimere. Sei una finestra, Celeste. Attraverso di te, il pubblico può vedere l’invisibile.

Celeste: (pensierosa) E tu? Cosa cerchi quando mi scegli? Perché questa ricerca di uno sguardo che ti convalida?

Fabio: (fermandosi di fronte a lei) Perché ho bisogno di sapere che ciò che creo non è vano. Ogni scelta, ogni parola, ogni gesto... voglio che risuonino. Cerca in me, e io cercherò in te. È un dialogo, un’interazione.

Celeste: (sorridendo tristemente) Eppure, in questo viaggio, entrambi ci perdiamo. Io nel tuo abisso, tu nel mio sguardo. È un atto di sopravvivenza, Fabio. Non è solo arte; è vita.

Fabio: (annuendo) E questa vita è fatta di vulnerabilità. Come un fotografo che cerca la verità nei volti, noi cerchiamo la nostra verità in questo scambio. Non possiamo permetterci di essere prevedibili.

Celeste: (con passione) Esatto! Se non mettiamo in gioco le nostre anime, cosa resta? Solo un’apparenza, una maschera. E noi non possiamo essere solo maschere, non su questo palco.

Fabio: (avvicinandosi a lei) Allora, cosa facciamo? Come affrontiamo questo abisso?

Celeste: (guardandolo intensamente) Dobbiamo continuare a osservare e a esplorare. Ogni prova, ogni incontro, è un passo verso la verità. E, forse, nel nostro viaggio, scopriremo non solo chi siamo, ma anche chi possiamo diventare.

Fabio: (sorridendo) Sì, e insieme possiamo affrontare ogni oscurità. Perché, in fondo, l’arte è il nostro modo di sopravvivere, di resistere a ciò che l’ignoto ci riserva.

Celeste: (chiudendo il copione) Allora andiamo. Insieme nell'abisso, ma anche verso la luce.

Fabio: (prendendo la mano di Celeste) Verso la luce, sì.

(Le luci si affievoliscono, mentre i due si allontanano, seguiti da un silenzio carico di possibilità.)

Fine.

BOZZA - REMAKE

AUTORE: GIORGIO VIALI

REMAKE E RIVISITAZIONE

CELESTE MALFATTA E EURIDICE

La vicenda è ambientata in un presente distopico. Le scene si svolgono in città metropolitane anonime e simili.

PERSONAGGI:

CELESTE MALFATTA: giovane donna, labile, che lavora come Commessa in un Supermercato.

FABIO DINCENZI: un giovane Personal Trainer che lavora per una catena di Palestre che si chiamano "La Piattaforma"

CLARISSA: una amica di Celeste. Lavora come Infermiera in una struttura sanitaria privata.

ARISTEA, collega di Fabio. Giovane donna con un bel fisico e un bel viso.

DOTTORE LARS: Medico, di mezza età, che lavora con Clarissa.

DIRETTRICE: Donna, di mezza età, che dirige l'Agenzia di Performer

PROLOGO - INCONTRO

La giovane Celeste Malfatta chiama al cellulare la sua amica Clarissa e le comunica la decisione di iniziare a convivere con Fabio Dincenzi, un giovane che lavora come personal trainer in una Palestra che si chiama "La Piattaforma". Questa Palestra (La Piattaforma) è in un'altra città metropolitana lontana. Si sono conosciuti online. L'amica le consiglia di aspettare ad iniziare la convicenza. Celeste è decisa.

CAPITOLO PRIMO – CELESTE E FABIO

Celeste è nervosa e arrabbiata per il ritardo con cui arriva Fabio il giorno in cui iniziano la loro convivenza. Alla fine Fabio arriva e si fa scusare. Alla sera Celeste e Fabio incontrano in un locale alcuni amici. La rigidezza delle amiche di Celeste si contrappone all’estroversione degli amici di Fabio. Clarissa, amica di Celeste, legge un messaggio con il quale la ringrazia per averla accolta nella comunità nonostante la sua origine straniera. In bagno Celeste chiede a Fabio di fare sesso.

CAPITOLO SECONDO – LA VITA CON FABIO

La vita con Fabio scorre felice e tranquilla per Celeste, lei già un po’ alienata e incline a parlare da sola... Con lui scopre i piaceri del sesso, del cinema, dello svago e del divertimento… Ma ben presto per Celeste arriva il momento della difficoltà, con l’approssimarsi della ripartenza di Fabio per La Piattaforma. Clarissa invita Fabio, del quale non si fida, a non trattare male Celeste, donna labile e facilmente influenzabile Poco prima dell’arrivo del taxi che deve portare via Fabio, Celeste ha un attacco di panico. Fabio la tranquillizza. Ma, in procinto di partire di nuovo, Celeste batte colpo sul portellone, costringendo il marito a scendere e a tranquillizzarla nuovamente. Poi la separazione ha infine luogo.

CAPITOLO TERZO – LA VITA DA SOLA

Parlando nuovamente da sola, Celeste si colpevolizza per aver provato dolore durante la separazione da Fabio e si sente in colpa per il suo egoismo. Promette a se stessa di essere buona e di resistere alla solitudine. Ma la realtà si rivela dura, dolorosa, troppo per lei, lo stare lontano da Fabio. Continui attacchi isterici la colpiscono, isolandola ancora di più dalla comunità Eccola nuovamente autopunirsi e ripromettersi di saper aspettare i suoi ritorni. Ma vuole unicamente riaverlo a casa. Vuole riaverlo a casa. Fabio improvvisamente perde il lavoro alla Piattaforma, che chiude inaspettatamente per motivi finanziari. Nell’apprenderne la notizia, Celeste sviene. Fabio rimasto senza lavoro decide di iniziare a collaborare con Aristea, una ex collega della Piattaforma, che ha iniziato a lavorare come sex performer live. Fabio si trasforma. Il nuovo lavoro lo rende lontano, labile, sgretolato. Celeste si rimprovera al punto tale da addossarsi la responsabilità di quanto capitato a Fabio, e da ritenere l’accaduto una colpa che deve espiare.

CAPITOLO QUARTO – LE DIFFICOLTA' DI FABIO

Celeste peggiora sempre più, facendo preoccupare Clarissa che teme possa cadere in depressione come dopo la morte del fratello, anni prima. Allora era stata anche ricoverata. Il dottore Lars, non le prescrive pillole, ritenendo il suo un normale sfogo. Deve tuttavia lavorare sui sensi di colpa che prova Celeste, invitandola a pensare più spesso a se stessa anziché a Fabio… La vita scorre. Fabio continua a lavorare con Aristea, ma le sue condizioni economiche e psicologiche non migliorano… Si sente al cellulare raramente con Celeste. Fabio, abbattuto, tenta di suicidarsi, ma, non potendo muovere bene le braccia, non riesce a ingoiare le pillole di antidolorifici. Fabio chiede a Celeste aiuto. Chiede a Celeste che inizi anche lei a lavorare come sex perfomer live per condividere il senso di solitudine e alienazione che lui prova. Insiste affinché si trovi un collaboratore e le chiede poi di raccontargli le sue performance live. Tutto questo per consertirgli di continuare a vivere…

CAPITOLO QUINTO – IL DUBBIO

Celeste continua a non accettare l’idea di diventare sex performer per soddisfare la richiesta di Fabio… Fabio peggiora. Celeste decide di provare a fingere con Fabio. E racconta a Fabio di una sessione live che avrebbe avuto. Ma Fabio capisce che sta mentendo e piange. Celeste dopo il solito soliloquio a due voci, come prova d’amore, decide di provare a lavorare come sex performer. La prima volta si ubriaca e balla. E alla fine vomita. Si autocolpevolizza e si autoassolve dell’atto… Le condizioni psicologiche di Fabio sembrano migliorare e Celeste si convince che la sua decisione di assecondare Fabio sia stata effettivamente d’ausilio.

CAPITOLO SESTO – LA FEDE

Clarissa mette in guardia Celeste, invitandola a non seguire troppo alla lettera le richieste di Fabio e a non ritenere possibile il salvarlo con prestazioni come quelle cui si sta sottoponendo.

Le difficoltà che arrivano di nuovo rendono ancora più cattivo Fabio che, attaccando Celeste per il suo aspetto, la spinge a modificare il proprio abbigliamento e il proprio modo di parlare ed agire. Provami di amarmi lavorando con altri partner, le dice. Al colloquio è presente Clarissa, che, in bagno, schiaffeggia Celeste cercando di farla ragionare, ormai plagiata dalla depravazione di Fabio… Dopo l’ennesimo soliloquio a due voci, vestita in maniera provocante, Celeste si reca in un'agenzia Low Case. Lì incontra la direttrice. Fabio viene sottoposto all’ennesima terapia. Che non da risultati. Fabio le scrive il messaggio di lasciarlo morire poiché la sua mente è cattiva, ma lei rifiuta dichiarandogli ancora il proprio amore… Celeste è ormai palesemente non più a contatto con la realtà. Ha fede e sta amando Fabio, afferma.

CAPITOLO SETTIMO – IL SACRIFICIO DI CELESTE

Celeste inizia a lavorare per l'agenzia, si abbiglia come una sex performer e viene accettata nella comunità dei performer. In una sessione live deve fare sesso con un finto marinaio di fronte al capitano, ma inizia a piangere e ne nasce una colluttazione. Poi tutto si accomoda e Celeste si esibisce quotidianamente live. L’indomani, online, amici e amiche la insultano dicendole puttana e prendendola a parolacce. La madre le fa trovare la porta chiusa. Raggiunge l'agenzia, dove sviene all’esterno. Lì la rinviene la direttrice che, allontanati i curiosi, manda a chiamare Clarissa. La cognata l’informa della prossima morte di Fabio. Convinta di poterlo salvare con il proprio amore, eccola tornare ancora all'Agenzia. Accetta di lavorare in performance estreme. Un malore provoca la morte di Celeste che, fino all’ultimo, ha chiesto di Fabio. Nessuno si accorge della morte di Celeste. Unica a disperarsi per la sua morte è Clarissa

EPILOGO – IL FUNERALE

Celeste era una persona buona, di una bontà eccessiva… La sepoltura viene accordata, ma non la celebrazione di una messa in sua memoria. Alle esequie assiste Fabio, ora in grado di stare in piedi. Clarissa ruba la salma. Nessuno di voi ha il diritto di condannare Celeste all’inferno, dichiara Clarissa. Raggiunto il mare, Clarissa, dopo un ultimo saluto, con l’ausilio degli amici, getta il cadavere della donna in mare. All’alba, dal cielo, il suono di campane commuove i presenti. Lo spirito di Celeste li saluta.

VISUAL VIRUSES

Title: The Emergence of Visual Viruses: A Threat Assessment and Pathogenic Classification

Abstract In an era marked by rapid advancements in visual media technology, the proliferation of visual viruses has emerged as an alarming public health concern. This paper delineates the nature, classification, and pathogenicity of new visual viruses that have arisen through both organic evolution and synthetic creation. Through the analysis of recent phenomena involving unsolicited visual stimuli, we will explore the potential risks associated with exposure and the current state of preventive measures, particularly the use of visual vaccines.

Introduction The advent of artificial intelligence capable of generating sophisticated visual content has revolutionized personal and commercial media consumption. However, this remarkable evolution has also facilitated the emergence of new pathogenic agents designated as visual viruses. These visual viruses can be transmitted through the rapid presentation of numerous short clips, often curated haphazardly by untrained visual sentinels. In a clinical setting, an exposure scenario involving three minutes of viewing potentially infected clips may instigate the onset of these visual pathogens, leading to a range of neurological and psychological disturbances.

Pathogenic Classification of Visual Viruses Visual viruses can be classified according to their mode of origin and effect on the human visual processing system. The proposed classification system includes the following categories:

Organically Developed Visual Viruses (ODVVs): These viruses evolve naturally through prolonged exposure to traumatic or emotionally charged visual content. They exhibit unique characteristics, manifesting as compulsive viewing behaviors, emotional dysregulation, and cognitive dissonance.

Synthetic Visual Viruses (SVVs): Manufactured within advanced genetic laboratories for commercial or socio-political aims, these viruses are scientifically engineered to exploit emotional triggers and manipulate viewer responses. Their potency can be assessed based on parameters such as viewer susceptibility and the contextual framing of the visual content.

Hybrid Viruses (HVs): These represent a convergence of the organic and synthetic elements, arising from a combination of user-generated content and algorithmically enriched media. They often lead to complex psychological impacts, sometimes resulting in permanent emotional impairments even in cases of effective intervention.

The Role of Visual Vaccines In response to this burgeoning threat, the development of visual vaccines has become a critical preventative measure. Visual vaccines operate on a methodical, homeopathic principle, introducing micro doses of infected visual material to bolster the organism's immune response. These vaccines allow individuals to recognize and neutralize viral components without inflicting lasting damage on their emotional integrity. However, conventional mass-produced visual vaccines often compromise personal emotional responses, thereby rendering the subject less adept at processing genuine visual stimuli.

Case Study: Subject Celeste Celeste serves as a prime example of an individual uniquely positioned to engage with visual virus research due to her advanced perceptual abilities. Having undergone a significant deleterious event of extended binge-watching, she subsequently developed heightened sensitivity to visual pathogens. This capacity allows her to discern not only the presence of specific viruses but also their origin—whether organically developed or synthetically manipulated. Indeed, Celeste's functionality as an evaluation agent in visual vaccine efficacy studies has led to significant advancements in therapeutic approaches to emotional disorders emerging from visual exposure.

Her background as a therapist specializing in advanced sexual disorders further ensures that her expertise extends beyond the clinical realm, bridging research and application in visual virus pathogenicity and intervention strategies.

Conclusion The emergence of visual viruses presents a formidable challenge in contemporary society, necessitating rigorous research and innovative preventive strategies. By classifying these pathogens and developing targeted interventions, such as tailor-made visual vaccines, we can better safeguard human emotional and cognitive well-being. Celeste's role in this emerging field illustrates the intersection of pathogenesis, therapeutic intervention, and the pressing need for continued vigilance as visual media evolves.

Keywords: Visual viruses, pathogenic classification, visual vaccines, neurological impact, emotional integrity, Celeste.

GIORGIO VIALI

AUTHOR, SCREENWRITER, PHOTOGRAPHER, FILMMAKER - SCREENPLAY, DRAMATURGY, DRAMATURG - HYBRID TEXTS, HYBRIDIZATIONS, ARTIFICIAL INTELLIGENCE - CINEMA, THEATER, SOCIAL MEDIA - STREAMER, PERFORMANCE, PERFORMER.

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LABILE UPPERCASE

在当代视觉传播领域内,新型视觉病毒的出现正引发了广泛而深入的关注。该病毒的传播途径主要是通过短片的快速、随机观看——在短短三分钟内,成千上万条长度不一、可能已受感染的视听片段依次播放,这些片段均由未经专业训练的视觉哨兵所选择。此类片段中可能隐藏着新型视觉病毒,这些病毒既有可能是通过自然演化而生成的,也可能出自于高级视觉基因实验室,由大型企业为商业目的或稀有的社会政治原因操控制作。

在感染视听片段后,受害者通常会接受尚在研发阶段的新型疫苗注射。然而此过程并非无痛,甚至对于被称为“完美试验对象”的人物——例如塞莱斯特而言,也可能经历显著的神经功能障碍。这种神经危机可能表现为几分钟、几小时甚至更长时间的短暂失联,值得注意的是,即便疫苗成功施用,某些受害者也可能因病毒的影响而遭受永久性的心理损害。

塞莱斯特所参与的疫苗筛选遵循的是一种基于顺势疗法的系统性程序。这一过程包括注入微量的感染性视觉内容,让个体能够识别并中和感染元素,且不会对其个人的情感视觉系统造成长期损害。然而,与之形成对比的是,传统药厂生产的量产疫苗尽管能够消灭视觉病毒,却通常要牺牲个体的部分或全部情感视觉功能。

在网络上搜索塞莱斯特的名字,获得的信息寥寥无几:只有几张最近的照片,其情感和社会态度特征已通过专业软件被完全去除。行为学与社会心理学的分析技术日益进步,一张简单的真实照片足以构建出详细而精准的身份分析。网络上的少量可靠信息也只能浅谈她的职业:一名专门研究高级性障碍的治疗师,并附有联系方式。实际上,塞莱斯特在其职业领域内的知名度颇高,她专注于为经历网络性工作后产生我们所称的关系或性障碍的工作者提供康复支持。

关于她的学历信息同样贫乏,仅提及她完成高中学业并在大学学习哲学,后因某些原因退学。更为人所不知且故意隐藏的是,塞莱斯特在视觉及视觉病毒领域具备特殊的才能,这使得她在某种程度上具备了感知能力。正因如此,她才被选为进行新型病毒与疫苗测试的研究对象。

近年来,视觉病毒的迅速传播尤其明显,这一现象尤其是在视觉人工智能掌握了生成完美模拟视觉内容的能力后愈发突出。只需几次点击,任何人都能创造出极具情感激发效果的视觉内容,导致了多种类视觉感染的普遍发生。

塞莱斯特在年轻时曾经历过一次极端的“狂欢式观看”,即长达24小时不间断观看色情内容,导致在其父亲因公外出期间她失去了自我感知。在随后的一个星期里,她经历了一种心理昏迷状态,身体并未遭遇任何生理损害,所有生理机能更是保持良好。这一经历对她产生了深远的影响,使她逐渐意识到自己在视觉敏感性上有着不对称的天赋,进而成为了在病理、市场与社会政治领域的“灵媒”。

尽管她在此领域备受追捧,塞莱斯特仍保持低调的生活方式,大型企业和商业客户都清楚她不参与任何商业项目。出于伦理、审美等原因,她只与少数专注于视觉研究的机构合作,探讨新型视觉疫情及无商业利益的疫苗研发。她在选择合作单位时相当谨慎,只有在其个人能力与自我价值能够带来积极影响的情况下才会与之合作。

在大学研究领域,她同样享有声誉,但她与学术界的合作仅仅局限于对学生及教育工作者的培训。她与新闻机构并无任何联系,甚至没有人知晓她的真实身份。她一直以来都极其重视自身的隐私,与任何保障绝对保密的机构合作,因此在这些圈子里,没有人可以触及她真实的背景信息。

通过与这种视觉影响频繁接触,塞莱斯特逐渐发展出辨别病毒存在与强度的能力,无论其来源是偶然的自然进化还是人为创造的实验室产物。她也具备识别特定病毒是否能够被疫苗所抵制,并判断疫苗是否纯净或隐含副作用的能力,这在市场疫苗中尤为常见。

在这个层面上,塞莱斯特充当了一种被动的检验工具,尽管她未主动参与内容生产,但其感知能力和反应却使得她在接触时成为了能够甄别可能问题的有效手段。她在网络世界中以“SubCeleste”的化名活动,这一名称融合了“顺从”和“塞莱斯特”两者的涵义。

在经历过青少年时期的重大事件后,她还记得另一个小事件:观看拉斯·冯·提尔的影片《命运之波》时发生的小型失联,在一次电影回顾展中,她由于生理与心理的双重反应被迫离场,这令她的朋友颇感惊讶与不解。随着更多次的相似经历,她开始有意识地隔离那些引发昏迷的小片段,这一过程最终形成了一种方法论,从而让她的能力得到了进一步的发展与细化。

TITOLO: LABILE UPPERCASE

AUTORE: GIORGIO VIALI

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DIALOGO

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DIALOGO

SOTTOCOSTO DI GIORGIO VIALI

IBRIDAZIONI

Dalila: (entra nella stanzetta, si sistema i capelli biondi) Ehi Clara, sei pronta per il nostro show di domani? Non vedo l’ora!

Clara: (siede su una sedia con un libro in mano, alza gli occhi) Ciao Dalila! Sì, sono pronta. Ho pensato a un paio di idee per le scene, ma voglio che il tutto sia molto simbolico.

Dalila: (ridacchia) Simbolico? Dimmi di più! Io pensavo solo di vestirmi da bionda stupida e divertirci un po’... tipo che io non so niente di niente!

Clara: (sorridendo) Perfetto! Il contrasto tra il tuo personaggio e il mio funzionerà alla grande. Io posso essere l’intellettuale, la tua guida in questo mondo... un po’ come un film di Fellini, dove il sogno incontra la realtà.

Dalila: (annuisce) Ok, quindi io sarò la bionda ignorante che fa domande stupide, mentre tu rispondi in modo molto complicato e filosofico. Potremmo anche aggiungere qualche citazione!

Clara: Esatto, potremmo intrecciare frasi come "La vita è come un film, ma senza un copione", e tu potresti rispondere "Che significa? Io voglio solo divertirti!"

Dalila: (si sistema le unghie) E per quanto riguarda i costumi? Io pensavo a qualcosa di super sexy e da bambola. Un vestito rosa, magari, con delle calze a rete.

Clara: Perfetto! Io invece potrei indossare qualcosa di più scuro, tipo una camicia bianca con un blazer, per sembrare seria e intellettuale. Magari anche un paio di occhiali da lettura!

Dalila: (ride) Sì! Gli occhiali da lettura! E poi, quando parli, puoi fare delle smorfie serie mentre io sbatto le palpebre con l’aria da stupida!

Clara: (annuisce) E potremmo costruire la tensione nelle scene! Potresti far finta di essere confusa dai miei discorsi e io cercherò di spiegarti cose sempre più astruse.

Dalila: (facendo un gesto teatrale) “Ma perché il cielo è blu, Clara? Non lo capisco!” E tu: “Perché l’assoluto è una costruzione sociale!”

Clara: (ride) Esatto! E poi, potremmo anche rompere la quarta parete, interagendo con il pubblico e chiedendo le loro opinioni su queste ‘questioni esistenziali’.

Dalila: (entusiasta) Mi piace! Dobbiamo farlo divertente, ma anche un po’ provocatorio. Sarà un bel mix!

Clara: (guardando l'orologio) Dobbiamo solo assicurarci di provare tutto prima di andare in live. La chimica deve essere perfetta!

Dalila: (sorridendo) Sì, voglio che il pubblico si diverta tanto quanto noi! Chissà, magari riusciremo a farli pensare un po'!

Clara: Ecco, questa è la nostra missione. Siamo pronte a sfidare le aspettative!

Dalila: (facendo un gesto di approvazione) Non vedo l’ora, Clara! Sarà epico!

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GIORGIO VIALI

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GIORGIO VIALI

GIORGIO VIALI - AUTORE, SCENEGGIATORE, FOTOGRAFO, FILMMAKER - SCENEGGIATURA, DRAMMATURGIA, DRAMMATURGO - TESTI IBRIDI, IBRIDAZIONI, INTELLIGENZA ARTIFICIALE - CINEMA, TEATRO, SOCIAL MEDIA - STREAMER, PERFORMANCE, PERFORMER.

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MICROFILM

MICRO FILM

CINEMA

Il panorama attuale del cinema sembra muoversi lungo un filo sottile tra la compressione e l'espansione della narrazione. Da un lato, la crescente popolarità di contenuti brevi, come quelli su piattaforme come TikTok e YouTube, segna una chiara preferenza del pubblico per la fruizione rapida e immediata, adattandosi così alle abitudini di vita moderne dove il tempo è un lusso raro. Questo fenomeno ha spinto i produttori a investire sempre di più nella realizzazione di cortometraggi, particolarmente nella fascia di mercato orientale, dove i brevi video riescono a catturare l'attenzione di un pubblico in movimento, trasformando la periferia della produzione cinematografica in un'area altamente redditizia.

Dall'altro lato, si assiste a un'inversione di tendenza, con film che si allungano sempre più, superando le tre ore di durata. Questo cambiamento potrebbe sembrare paradossale in un'epoca di contenuti rapidi, ma riflette una volontà di esplorazione narrativa più profonda e complessa. La domanda sorge spontanea: siamo di fronte a un tentativo di affermazione del cinema tradizionale di fronte alla concorrenza delle serie TV e dei formati brevi? O piuttosto a una nuova fase evolutiva del linguaggio cinematografico, in cui i registi cercano di sfruttare lunghe narrazioni per sviluppare trame intricate e personaggi sfaccettati?

La risposta potrebbe risiedere nel desiderio di alcuni autori di spingersi oltre i confini convenzionali, di utilizzare il tempo come un elemento narrativo potente e di ricercare maggiore libertà creativa. Le lunghe durate possono permettere una maggiore profondità di esplorazione tematica e caratteriale, assecondando così le ambizioni artistiche di chi lavora nel cinema. In questo contesto, diventa evidente che il cinema non sta semplicemente subendo l'influenza dei mezzi digitali e delle nuove preferenze del pubblico, ma sta anche cercando di ridefinire se stesso, confrontandosi con le nuove modalità di consumo e proponendo nuove esperienze di visione.

In definitiva, il cinema contemporaneo sembra trovarsi in un momento di trasformazione, intrappolato tra l'esigenza di adattarsi a un pubblico frenetico e il desiderio di abbracciare forme narrative sempre più ambiziose e articolate. L'evoluzione di questo settore sarà interessante da osservare, poiché determinerà come i film continueranno a dialogare con le nuove piattaforme e a rispondere alle mutanti aspettative degli spettatori.

Il fenomeno dei micro-film è un riflesso inquietante e affascinante di una società in continua evoluzione, in cui il tempo e l'attenzione si sono trasformati in risorse sempre più scarse. In un'epoca in cui la fruizione dei contenuti audiovisivi avviene principalmente attraverso dispositivi portatili e piattaforme social, i film si accorciano, si condensano, e si adattano come mai prima d'ora alle esigenze di una cultura del sollievo immediato. Essi si presentano come piccole pillole visive, brevi racconti che devono catturare l'attenzione in un batter d'occhio e mantenere l'interesse in una corsa contro il tempo e l'oversaturation di stimoli.

L'aumento della produzione di questi micro-film rivela una trasformazione nei paradigmi narrativi e comunicativi. Non più spazi scenici imponenti e trame articolate, ma narrazioni sinteticamente espressive, un compendio di emozioni e significati racchiusi in pochi secondi di celluloide virtuale. La semplificazione, apparentemente un atto di riduzionismo, si trasforma in una forma d'arte unica: è l'essenza dell'esperienza umana distillata, il ritratto della condizione contemporanea che, bloccata tra il desiderio di connessione e l'apatia del sovraccarico informativo, si adatta a questo nuovo modo di raccontare.

Questi micro-film, espressione di una fruizione istantanea e divorante, non possono però essere letti esclusivamente come una mera risposta al contesto tecnologico. Essi incarnano una riflessione profonda sui valori della società contemporanea, sull'importanza della velocità e della concisione, ma anche sull'ossessione del "like", del consenso immediato. La narrazione diventa così un interrogativo senza risposta: quale significato può emergere da un racconto che è già concluso prima ancora che possa essere compreso? I messaggi che si concentrano nell'istante, nel qui e ora, chiedono ai loro fruitori di abbracciare la superficialità, limitando il tempo di introspezione e sperimentazione.

D'altro canto, osservando l'altra estremità del cambiamento, assistiamo a un'interessante paradossalità: mentre si intensifica la produzione di micro-film, si assiste anche a un'espansione delle narrazioni tradizionali, lungometraggi e serie che si dedicano a sviluppare trame sempre più complesse. Questa dualità riflette una tensione intrinseca, un dialogo continuo tra il desiderio di consumi rapidi e una ricerca di contenuti significativi che sfidano il tempo. Le storie lunghe, elaborate e articolate offrono al pubblico un'esperienza riflessiva, la possibilità di immergersi in universi narrativi ampi e dettagliati, di esplorare con calma le sfumature dell'essere umano.

Si prospetta quindi la questione: quale futuro aspetta il cinema in questa polarità? Saranno i micro-film destinati a dominare il panorama, trasformando l'arte della narrazione in un frullato di attimi? O, al contrario, riuscirà l'arte cinematografica a preservare e valorizzare le forme lunghe e profonde di racconto, rimanendo un baluardo di autenticità in un'epoca di frammentazione?

La risposta non è semplice e, tuttavia, è in questo dilemma che risiede la ricchezza dell'esperienza cinematografica contemporanea. Come rifugiati di un tempo sospeso, i micro-film ci invitano a riflettere sulla natura del nostro tempo e sulla qualità del nostro sguardo. La scelta che abbiamo di fronte è quella di trovare un equilibrio tra la brevità e la complessità, tra la superficialità e la profondità, per esplorare le molteplici possibilità narrative che si presentano in questa era di rapide trasformazioni.

Da un lato, i film si fanno sempre più piccoli – brevi o brevissimi – per adattarsi ai nuovi contenitori: non più le sale cinematografiche tradizionali, ma neanche gli schermi domestici attraverso i quali si accede ai contenuti degli streamers, ma quelli che si definiscono i social: Instagram, ma ancor più TikTok e soprattutto YouTube, che recenti indagini di mercato segnalano come la piattaforma più frequentata dai giovani e dai consumatori di video di qualunque natura e durata.

La conferma proviene indirettamente anche dai racconti di un produttore cinese, incontrato in uno dei tanti utili viaggi esplorativi che si fanno ogni anno, dai quali si evince che i maggiori profitti delle case di produzione in attività fra Pechino e Hong Kong provengano ormai dalla realizzazioni di brevissimi cortometraggi (di durata limitata e budget ridotti), offerti su Internet per pochi centesimi alle moltitudini di persone che giornalmente trascorrono lunghi periodi di tempo negli spostamenti casa-lavoro con gli occhi incollati agli schermi dei cellulari. Se questi micro-film – che non si vedranno probabilmente mai in un festival di cinema – rappresentano la novità più significativa e insospettata dell’evoluzione della specie, all’altro capo della trasformazione assistiamo invece all’espansione della durata e delle convenzioni narrative tradizionali.

Di quest’ultima variazione morfologica avevamo già iniziato a prendere coscienza, perché non sfugge a nessuno che i film si stiano facendo sempre più lunghi, raggiungendo e talvolta superando le tre ore. Gli esempi di questa vera e propria escalation temporale sono sempre più numerosi, al punto da indurre a ritenere che non siamo più di fronte a semplici eccezioni (peraltro sempre esistite: si pensi a Via col vento e al Giorno più lungo, per fare solo due esempi), ma all’avvio di un processo destinato a imporre un nuovo parametro spettacolare. In questa sede non è tanto interessante discutere se tutto ciò sia la conseguenza dell’influenza stilistica e narrativa esercitata dalle serie televisive, massicciamente proposte dagli streamers e altrettanto massicciamente consumate dagli spettatori domestici, o di un tentativo da parte dei produttori cinematografici di contrastarne la concorrenza tentando un disperato ricorso alle stesse armi. Interessa invece rilevare come un numero crescente di autori cinematografici si lascino tentare – non tanto o non solo per ragioni economiche – dalle lusinghe che la sperimentazione di un nuovo formato offre alle loro possibilità creative.

MATERIALI D'ARCHIVIO

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LOOP

LOOP

LOOP VISIVO La comparazione tra i loop degli anni settanta, in particolare quelli creati da Shaun Costello, e i reel su Instagram e i video verticali su TikTok, può essere approfondita sotto vari aspetti, come l'estetica, il formato, la fruizione e le implicazioni filosofiche.

Estetica Loop degli anni Settanta (Shaun Costello):

Formato e Stile: I loop, come quelli di Shaun Costello, erano caratterizzati da una produzione artigianale e da una forte componente di sperimentazione estetica. Spesso erano girati in pellicola e presentavano un'estetica visiva che rifletteva la cultura del tempo, con un uso di colori saturi e forme geometriche che richiamavano il movimento psichedelico e la cultura underground. Contenuti: Traevano ispirazione da film erotici e arte visiva; erano pensati per essere ripetuti, creando un effetto ipnotico. L’enfasi era sull’atto, la sensualità e la ripetizione, spesso con una narrazione minimale. Reel e TikTok:

Formato e Stile: Questi video sono creati principalmente per essere fruibili in un formato verticale su dispositivi mobili, il che favorisce una rapida successione di immagini e contenuti. L'estetica è generalmente molto più raffinata e curata rispetto agli anni settanta, con un’abbondanza di effetti visivi e filtri digitali. Contenuti: Si va da contenuti di intrattenimento a clip virali, tutorial e sketch comici. L'aspetto narrativo è spesso più centrale, e c'è una maggiore varietà di stili. I contenuti sono progettati per essere consumati in modo rapido e per attirare l'attenzione immediatamente. Filosofia della Fruiizone Loop degli anni Settanta:

Ritmo e Ripetizione: L’idea di ripetizione nei loop di Costello e di altri è collegata a una sorta di meditazione visiva. La ripetizione invita lo spettatore a immergersi nel momento, offrendo una riflessione sul desiderio e l'ossessione. Arte vs. Intrattenimento: Questi lavori erano spesso considerati un ponte tra arte e pornografia, dove l’atto di guardare diventa un’esperienza estetica e intellettuale più che semplicemente un consumo di intrattenimento. Reel e TikTok:

Instantaneità e Scarcity: La fruizione di reel e video TikTok è caratterizzata da un ritmo accelerato e dalla necessità di catturare l’attenzione in pochi secondi. Il consumatore è portato a navigare velocemente tra i contenuti, creando una sorta di cultura della superficialità. Community e Viralità: La creazione e la condivisione virale promuovono l’idea di comunità e di interazione, ma talvolta a scapito della profondità. La pressione per la produzione continua e il successo immediato può trasformare il creatore in un “performer” piuttosto che in un artista. Considerazioni Conclusive In sintesi, sebbene i loop degli anni settanta e i video su piattaforme moderne come Instagram e TikTok condividano alcune similitudini nella loro brevità e nella potenziale per l'espressione di contenuti sensuali, ci sono differenze significative nelle loro realizzazioni estetiche e nel loro impatto filosofico. I loop di Costello rappresentano un periodo in cui la pornografia e l'arte si mescolavano, invitando a una riflessione più profonda, mentre i video moderni tendono a privilegiare la velocità, la viralità e l'intrattenimento istantaneo, a volte a scapito della sostanza.

Questo confronto mette in evidenza come l'evoluzione dei media e delle pratiche di consumo riflette le mutevoli dinamiche culturali e sociali, rivelando la complessità della relazione tra arte, desiderio e tecnologia.

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